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Tecnologia. CMYK vs. RGB: Problemi di traduzione

traduzione CMYK vs. RGB Dopo tanto attendere arriviamo ai protagonisti di tutti i giorni della sala stampa e dei video. Non è mia intenzione dilungarmi su principi fisici, sintesi additiva e sottrattiva ed altri concetti, certamente Wikipedia è un buon serbatoio in materia, quindi mi limiterò a segnalarvi i relativi link. Quello su cui mi vorrei soffermare sono la loro gestione in prestampa e in sala stampa. Nulla di complicato, ma si tratta sempre di dettagli che molte volte vengono dati per scontati ma che potrebbero pregiudicare il risultato finale. Il formato CMYK è un acronimo utilizzato per indicare la quadricromia, ossia la combinazione di stampa su carta o su altro supporto dei quattro colori primari ciano, magenta, giallo e nero. L’acronimo RGB indica i colori rosso, verde e blu, ossia la combinazione di colori utilizzati nei formati fotografici e video. Così, ad esempio, un Rosso Amaranto tradotto in CMYK (C4,M96,Y62,K0) ha una combinazione  differente da quella in RGB (R229,G43,B80). Proprio da queste differenze potrebbero nascere dei problemi e l'immagine seguente è piuttosto esaustiva. Soprattutto i grafici alle prime armi, utilizzano immagini fotografiche scaricate da internet in formato RGB (video) per le loro creazioni da stampare in CMYK senza aver effettuato e verificato la trasformazione con il relativo software. Tale ricodifica del codice dei colori da un formato all’altro (da RGB a CMYK) non è completamente esatta e può causare delle piccole alterazioni di colore, le quali a volte potrebbero essere trascurabili, altre volte potrebbero compromettere ed essere motivo di contestazione di un progetto. In fase di preparazione dagli impianti stampa, alcuni software di gestione dei CTP (computer to plate) avvisano la della presenza di immagini in formato non corretto (RGB), molti altri affatto: Molte delle stampati digitali di produzione effettuano questa traduzione senza darne alcun avviso. Da dove nascono tutte queste immagini “incriminate”? Diciamo subito che si trovano un po’ ovunque. Innanzitutto, tutte le immagini visibili e scaricate da internet comprese quelle a pagamento su siti specifici, nonché di flickr realizzate anche da fotografi professionisti. Quindi tutte le foto scattate con macchine digitali (reflex, compatte e telefonini). Infine, tutte le immagini, grafici, tabelle ed i relativi pdf, generati da software per ufficio tipo MS Office. Soprattutto, questi ultimi vengono ricodificati dalle stampanti digitali senza darne avviso. Allora, come ovviare a questo problema? Semplicissimo! Basta fare un controllo manuale delle immagini in fase di realizzazione esecutiva del progetto grafico attraverso i comuni software di gestione delle immagini (ad esempio Photoshop, Gimp, ecc.) facendo le opportune correzioni dopo la ricodifica dell’immagine. Infine, onde evitare inutili allarmismi, una domanda per gente pratica: Che impatto potrebbe avere una traduzione non corretta sul risultato finale del prodotto? O meglio, quando può essere trascurabile questa variazione di colore? Visto che si tratta di una variazione di colore lieve ma pur sempre visibile se messa a confronto, diciamo che potrebbe essere trascurabile se venisse realizzata su prodotti a basso costo, di bassa qualità e che abbiano un utilizzo limitato nel tempo come un volantino (una volta letto se ci interessa lo conserviamo altrimenti lo cestiniamo). Diversamente, se si tratta di un company profile aziendale, dove la qualità del prodotto deve essere il più possibile alta e l’identità visiva dell’azienda va il più possibile preservata.

marco@rotostampa.com   

Marco, 30 Mar. 2011

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